giovedì 17 dicembre 2009

NAPOLITANO STOPPA MARONI

Dal Quotidiano Il Fatto Quotidiano
del 17 dicembre 2009

di Stefano Ferrante
(Giornalista)


Marcia indietro. Nessun decreto legge per oscurare il Web o limitare le manifestazioni. Al Consiglio dei ministri oggi Maroni presenterà soltanto un disegno di legge. L’unico modo per scongiurare un nuovo scontro con il Quirinale. Perché le sue perplessità sul decreto la presidenza della Repubblica le aveva fatte trapelare immediatamente, dopo l’annuncio fatto dal ministro dell’Interno in Transatlantico alla fine dell’infuocato dibattito sull’aggressione a Berlusconi. Un decreto su temi che riguardano i diritti di libertà Napolitano non lo avrebbe controfirmato, tanto più che discutibili sono anche le ragioni di necessità e urgenza. Si sarebbe rischiata, insomma, una replica del conflitto sul caso Englaro, quando Berlusconi era pronto a varare il decreto sul destino di Eluana e il Quirinale diede l’altolà giocando d’anticipo con una lettera che ne motivava l’inopportunità. Il Colle ribadisce la linea: su materie che investono le libertà personali, a cominciare da quella di espressione, tutelate dalla Costituzione, il Parlamento è sovrano. E quindi se il governo vuole intervenire deve farlo passando per le Camere. Per questo Maroni è salito da Napolitano in serata, dopo aver a lungo limato il testo da portare a Palazzo Chigi. ll disegno di legge, secondo fonti del Viminale, introduce fondamentalmente due nuovi reati - impedimento o turbativa di riunione politica e sindacale e lancio di oggetti in caso di riunione pubblica - e prevede che l’autorità giudiziaria possa ordinare di rimuovere entro 24 ore dal web i contenuti in cui sono ipotizzabili i reati di istigazione a delinquere e apologia di reato. Soprattutto il ministro dell’Interno ci ha tenuto a precisare che toccherà esclusivamente ai magistrati la valutazione dei casi, come l’ oscuramento delle frasi incriminate, e che saranno i giudici ad avere nuovi strumenti per farlo. Anche perché dare al governo poteri di intervento di questo tipo avrebbe significato scardinare la separazione dei poteri e invadere il campo di quello giudiziario . Su questo l’Anm aveva fatto arrivare a Maroni tutto il suo disappunto. Quanto alle norme sulle manifestazioni, l’ipotesi di fatto è quella di rendere generali le restrizioni che ci sono durante le campagne elettorali, con autorizzazioni più difficili da ottenere per cortei e sit-in, e contestazioni più duramente reprimibili. “E’ un idea di La Russa”, si era affrettato a far sapere Maroni prima di salire al Colle. “Non voglio forzature

soprattutto in momenti come questo”, aveva detto il ministro dell’Interno, consapevole che “si tratta di una questione oggettivamente controversa”. Così Maroni aveva voluto tranquillizzare l’Udc – Casini lo aveva messo in guardia sul rischio censura nell’aula di Montecitorio – e il Pd, parlando a lungo con Franceschini. Ma la questione è dibattuta anche nella maggioranza. Maroni chiederà la corsia preferenziale in Parlamento per approvare in fretta la legge, ma Fini glissa: “Vedremo, ancora non c’è neppure il testo”. E intanto dice la sua: ”Credo che non ci sia la necessità di norme aggiuntive, c’è semmai la necessità della corretta applicazione delle norme vigenti”.

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