mercoledì 9 dicembre 2009

A NATALE 2 REGALI PER B.

Dal Quotidiano Il Fatto Quotidiano
del 9 dicembre 2009

di Sara Nicoli
(Giornalista)


Ci hanno provato. O meglio: per venire incontro ai desiderata del Cavaliere, ancora traumatizzato dalla bocciatura della Corte costituzionale sul lodo Alfa-no, Niccolò Ghedini e Pietro Longo (quest’ultimo vera mente giuridica del Pdl, con la sponda di Giulia Bongiorno) avevano studiato una serie di mosse per mettere al riparo il processo breve da possibili censure costituzionali. Una di queste prevedeva di recepire, attraverso un emendamento ad hoc da presentare in commissione, il testo sul processo breve presentato nel 2006 a firma della presidente dei senatori Pd, Anna Finocchiaro. “Quel testo – racconta al Fatto il presidente della commissione Giustizia del Senato, Filippo Berselli del Pdl – non prevedeva esclusioni oggettive di alcune fattispecie di reato, ma scandiva solo quanto tempo doveva durare al massimo un processo. E questo includeva, ovviamente, anche i reati più efferati, come quelli di mafia”. Poi, però, l’avvocato Longo, in accordo con Ghedini, ha rimesso la pistola fumante nella fondina e ha preferito non presentare l’emendamento che avrebbe spalmato i tempi del processo breve, seppur con differenti declinazioni temporali, praticamente su tutti i reati codificati. Non “possiamo permetterci – avrebbe spiegato Longo a Ghedini, che lo avrebbe poi riferito al premier – di avere problemi sia dal Quirinale sia da altri”. E con altri, Longo ha inteso parlare espressamente di Fini: questioni di tenuta della maggioranza, meglio non sollecitare strappi. Fini, infatti, ieri mattina, adocchiate le pagine di alcuni giornali che riferivano dell’idea della maggioranza di infilare nel processo breve anche i reati di mafia e terrorismo, si è prima arrabbiato per l’ennesima questione che sembrava essergli passata sopra la testa, poi si è sentito con alcuni collaboratori. Alla fine Berselli l’ha rassicurato. Pochi minuti dopo, infatti, è arrivata la smentita secca di Ghedini. “A quanto ne so io – conferma infatti sempre Berselli – non è nell’aria che si possa modificare sostanzialmente quanto abbiamo già discusso da settimane, anche perché i tempi stringono”. Ecco, appunto, perché quel che preme al Cavaliere sono i tempi, visto che nel processo breve ora in commissione si parla di reati compiuti fino al maggio 2006, cioè quelli già inseriti nell’indulto, tra i quali ci sono anche i processi di Berlusconi che quindi andranno prescritti in un battito d’ali. Questa mattina, intanto, la commissione Giustizia del Senato si riunirà per dare il proprio definitivo placet alla sola modifica concordata, quella profondamente voluta da Fini, per far sì che si prevedano anche i reati di immigrazione. “Poi – dice sempre Berselli – ci saranno una serie di piccoli ritocchi da fare attraverso degli emendamenti che voteremo in commissione e che io stesso ho preparato, quindi alle 20 riuniremo la consulta per la giustizia del Pdl dove faremo il punto sulla situazione, ma ormai la tempistica è concordata: martedì 15 si comincia a votare in commissione e contiamo di varare la legge entro le prime ore di giovedì 17. Oltre non possiamo andare, arriva la Finanziaria e siamo bloccati”. Se questi tempi verranno rispettati, il processo breve andrà in aula in Senato il 12 gennaio. Nel frattempo, però, Berlusconi avrà già incassato il legittimo impedimento, con il voto della Costa-Brigandì alla Camera, quella leggina che sospende i processi fino a sei mesi per presidente del Consiglio, ministri, sottosegretari, parlamentari, tanto per scrollarsi di dosso l’obbligo di partecipare alle udienze anche nel caso in cui l’impedimento sia politico e non solo istituzionale. Se ne comincia a parlare oggi in commissione, ma nel Pdl c’è la ragionevole certezza di arrivare ad un voto dell’aula sulla leggina già il 15 dicembre. In buona sostanza, con il panettone il premier potrebbe portarsi a casa due provvedimenti sulla giustizia che lo riguardano personalmente, già approvati in modo parziale dai due diversi rami del Parlamento. “Fatti due conti sui tempi – commenta il forzista Giorgio Stracquadanio – possiamo ragionevolmente prevedere che per l’inizio della campagna elettorale (fine febbraio, ndr) sarà già in vigore definitivo sia il processo breve che, ovviamente, il legittimo impedimento. E forse si sarà già stato presentato il Lodo Alfano bis”. Insomma, possiamo stare sereni: ancora per qualche mese il Parlamento resterà inchiodato a sfornare provvedimenti per salvare Silvio dalle spire della Giustizia.

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