sabato 5 dicembre 2009

C’È SCUDO E SCUDO

Dal Quotidiano Il Fatto Quotidiano
del 5 dicembre 2009


Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha ribadito più volte che lo scudo fiscale per il rimpatrio dei capitali sottratti al fisco non è un’esclusiva italiana. E che molti altri paesi stanno adottando provvedimenti analoghi. Ma a condizioni molto diverse.

In questi giorni, per esempio, sono arrivati i risultati di metà anno dello scudo fiscale canadese. “Numeri record di confessioni tra gli evasori fiscali del Canada”, titola l’agenzia Bloomberg. Lo scudo canadese ha una particolarità: è permanente, sempre a disposizione di chi vuole farvi ricorso. E funziona così: in qualsiasi momento dell’anno i contribuenti canadesi possono mettersi in regola con il fisco confessando quali somme o immobili hanno nascosto al fisco, pagando le tasse arretrate dovute (calcolate con l’aliquota più alta, cioè il 43,7 per cento) maggiorate di un interesse punitivo. In quello italiano, invece, si paga il 5 per cento della somma rimpatriata, cioè una percentuale del rendimento stimato dei capitali, e zero tasse arretrate. La finestra per gli evasori italiani si chiude il 15 dicembre, mentre per quelli canadesi non c’è una scadenza: in qualsiasi momento il contribuente infedele può confessare. Ma questo sistema si regge su un’ipotesi intoccabile: non si fanno “tax amnesty”, cioè amnistie fiscali, quelle che in Italia si chiamano condoni. “Il messaggio che mandiamo agli evasori è chiaro: è solo questione di tempo prima che gli evasori vengano presi. Vi avverto, vi prenderemo, vi troveremo”, ha detto il ministro delle Finanze Jean-Pierre Blackburn in una recente intervista al National Post.

Nel 2009 si è registrato un boom delle adesioni a questo scudo fiscale permanente, merito (forse) soprattutto delle pressioni degli Stati Uniti sulle banche svizzere perché rivelassero le liste degli evasori americani. La decisione di Ubs di cedere, consegnando 4450 nomi, seguita dall’uscita dello Stato elvetico dall’azionariato dell’istituto, ha indicato che il clima stava cambiando oltre il confine. E i canadesi si sono spaventati. La decisione di Gran Bretagna e Italia, all’inizio dell’autunno, di varare provvedimenti per incentivare gli evasori a rimpatriare capitali, ha suscitato un certo dibattito. Sul Financial Post, per esempio, la commentatrice economica Diane Francis suggeriva a fine ottobre che anche il Canada avesse bisogno di un’amnistia fiscale per far riapparire una parte di quei 100 miliardi che, secondo una stima prudente sono nascosti all’estero: “Ottawa dovrebbe provare a stroncare l’evasione come stanno facendo Washington, la Francia e molti altri”. Ma non ce n’è stato bisogno. Secondo il ministro Blackburn, nella prima metà del 2009 le confessioni degli evasori sono aumentate del 40 per cento: 7000 canadesi hanno confessato, 90 di questi erano clienti di Ubs, per una somma complessiva sottratta al fisco di 1.66 miliardi di dollari canadesi (circa un miliardo di euro). In Italia, con lo scudo, il governo si attende – come dimostra la discussione sulla Finanziaria – circa 4 miliardi di euro, che implicano un rimpatrio di somme pari almeno a 80 miliardi di euro.

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