martedì 15 dicembre 2009

FINI E I SUOI COSTRETTI ALLA TREGUA

Dal Quotidiano Il Fatto Quotidiano
del 15 dicembre 2009

di Wanda Marra
(Giornalista)


Dopo mesi di conflitti durissimi e di toni esasperati, ieri per Gianfranco Fini e per i suoi è stata la giornata della solidarietà umana e personale. Il presidente della Camera è andato a trovare Berlusconi al San Raffaele di buon mattino, alle 10 e mezza. Una visita di una ventina di minuti, alla larga dai cronisti. Nessuna dichiarazione all’uscita, se non poche parole del ministro della Difesa La Russa, che lo ha accompagnato: il premier è stato “molto contento”, afferma, dicendo che i due “non hanno parlato di politica”. Lo stesso portavoce di Fini parla di un incontro molto umano, privato e personale. Senza toccare temi politici. La consegna, dunque, è che non si parla di politica.

D’altra parte, la terza carica dello Stato domenica sera era stato uno dei primi ad esprimere con nettezza la condanna dell’aggressione subita dal capo del Governo: “Solidarietà doverosa e condanna di un gesto di violenza che non può e non deve in alcun modo essere né minimizzato né giustificato”. Una dichiarazione che dà l’imprinting all’atteggiamento dei suoi.

Che quanto accaduto al Cavaliere entrerà in qualche modo anche nel gioco politico, comunque, è un dato di fatto. Come primo effetto, ieri, almeno per un giorno, il dissenso interno non si è fatto sentire. Tra le possibili conseguenze, potrebbe certamente esserci anche quella di ricompattare il centrodestra. Come, fino a quando e fino a che punto resta tutto da capire. Il direttore del Secolo, Flavia Perina, lo dice: “È il momento di fare un passo indietro, da parte di tutti. Evitando sia le dichiarazioni come quella della Bindi, e di altri (il riferimento è alle parole di Di Pietro, n.d.r.) che i toni esasperati nel centrodestra, come per esempio quelli usati dal Giornale che ha indicato come ‘mandanti’ dell’aggressione anche alcuni componenti del Pdl. Questo è il momento in cui uno si ferma e riflette. Si può fare unpasso verso il baratro, o fermarsi prima”. La Perina, pur ribadendo che “il centrosinistra ha le sue colpe per quanto accaduto”, non esita a dire che l’atteggiamento giusto è quello di Bersani, che “viene dal Pci che gli anticorpi a questo tipo di situazioni ha potuto svilupparli. Dall’aggressione a Togliatti in poi”. Tra le righe, si capisce che in questo modo è ancora possibile considerare il segretario del Pd una sponda non tanto per il presente, quanto per il futuro. Anche sulla strada del “fronte unico” per la democrazia proposto da Casini, prima di domenica, in quella che adesso sembra quasi un’altra era della politica italiana. “Quella è un’ipotesi di cui ha senso discutere solo se si parla di elezioni. Che però sono fuori discussione perché non le vuole nessuno”, dichiara la direttrice del Secolo. E partendo dal presupposto che i toni vanno abbassati si dice anche in disaccordo con la proposta di Maroni di oscurare i siti internet. Fabio Granata, invece, tra i deputati che in questi mesi hanno portato avanti con più forza le posizioni del presidente della Camera la trova una proposta accettabile. Ma anche lui sottolinea la necessità di “portare il dibattito politico su toni meno esasperati”. Questo però, afferma, non significa fare passi indietro sulle questioni di merito, dalla cittadinanza agli immigrati, alle questioni della giustizia. L’impressione, però, è che anche tra i finiani si sia aperta una fase di riorganizzazione.

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