mercoledì 13 gennaio 2010

“Clandestinità”, nuova previsione penale: luci e ombre.

Dal Blog Uguale per Tutti
del 11 gennaio 2010

di Vito Pirrone
(Avvocato)


In questa torrida estate, segnata da una politica alle prese con l’inno di Mameli, con il dialetto, gli scandali, le veline, i pettegolezzi, con la sentenza del T.A.R. sull’insegnamento della religione, non tutti gli italiani si sono resi conto dell’approvazione della legge c.d. sulla sicurezza, che include una serie di norme sull’immigrazione e, in particolare, prevede il reato di immigrazione clandestina.

La politica dell’immigrazione, dei respingimenti in mare, delle ronde, del reato di clandestinità, ci impone una ferma riflessione.

Una ricerca della Banca d’Italia precisa che l’immigrazione ci è d’aiuto in termini fiscali, economici e di qualità occupazionale, gli immigrati infatti fanno mestieri che noi non vogliamo fare più, la ricerca evidenzia che essi non ci portano via lavoro.

Si è aperta la strada alla rivendicazione e conquista di diritti c.d. di terza generazione: sociali e sindacali.

La natura democratica dello Stato nazionale, così come è emersa, ha inaugurato la sfida che ci è più vicina: quella di una politica democratica delle frontiere e, quindi, dell’ospitalità e della tolleranza.

La clandestinità è un reato per il sistema penale italiano dall’8 agosto 2009; gli extracomunitari cui viene contestato l’ingresso e soggiorno illegale in Italia rischiano la denuncia e l’espulsione.

L’introduzione del reato di clandestinità, è stato fatto notare, anche dal C.S.M., rischierà di provocare la paralisi degli Uffici Giudiziari e difficilmente avrà un effetto deterrente, si parla di pesanti ripercussioni negative.

A farne le spese sarebbero i Giudici di pace che avrebbero un“eccezionale aggravio”, tale da determinare la paralisi di molti uffici.

Peraltro, sono legittimi dei dubbi sul reale potere dissuasivo del reato di clandestinità.

E ciò, sia perché una contravvenzione punita con una pena pecuniaria non appare prevedibilmente efficace per chi è spinto ad emigrare da condizioni disperate; sia perché già la norma vigente consente alle autorità amministrative competenti di disporre l’immediata espulsione dei clandestini.

Senza contare tutte le altre disposizioni della suddetta legge che prevedono inasprimenti sanzionatori o nuove fattispecie criminose.

Sul reato di immigrazione clandestina è stata già sollevata la questione di legittimità costituzionale.

Non si può non notare che le nuove norme in tema di sicurezza contengono anche disposizioni che limitano o rendono difficile l’esercizio del diritto di difesa, giustamente è stato evidenziato, come se la riduzione delle garanzie fossero fattori capaci di produrre una maggiore sicurezza.

Inoltre, il dovere assoluto del soccorso in mare rischia di procurare, a chi vi ottemperi, accuse di favoreggiamento del reato di immigrazione clandestina.

Invero, la nuova legge sulla sicurezza non dovrebbe impedire ai comandanti dei pescherecci di dare soccorso ai clandestini, per la preoccupazione che un loro intervento positivo possa comportare un’accusa di favoreggiamento per il reato di immigrazione.

Il mancato aiuto in mare integrerebbe, invece, la fattispecie criminosa di omissione di soccorso.

Se uno straniero delinque va condannato, ma in quanto uomo che delinque, non perché è straniero, ogni valutazione contraria mette a rischio la nostra civiltà giuridica.

La priorità è salvare le vite umane. Sullo scarica barile e sullo scontro diplomatico dovranno prevalere regole chiare su chi è responsabile di soccorrere gli immigrati in mare.

Secondo la Convenzione internazionale di Ginevra, ratificata anche dall’Italia, tali soggetti devono essere identificati dalle autorità italiane (prima di ogni respingimento) e possono richiedere asilo ed ottenere, se ne hanno i requisiti, lo status di rifugiato politico.

Invece, con l’adozione della nuova normativa, i militari italiani respingono gli immigrati senza neanche sapere da dove vengono e chi sono.

In ogni caso, i respingimenti possono consentirsi ove gli immigrati siano destinati verso paesi che garantiscono adeguate garanzie ai sensi della convenzione di Ginevra e delle convenzioni internazionali sui diritti dell’uomo.

In questa estate su facebook è stato diffuso un gioco di società intitolato “rimbalza il clandestino” … che non merita alcun commento …!

Dire che tale cultura è contraria ad ogni forma di civiltà, prima ancora che alla nostra storia di emigranti, è poca cosa.

La politica dei respingimenti non può in ogni caso mettere a repentaglio la vita dei migranti.

E’ stato denunciato un abbrutimento delle coscienze che produce un guasto di civiltà e disonora chi l’ha perseguito.

Non è solo la dottrina evangelica ad uscirne calpestata, ma il più elementare senso di umanità.

L’equilibrio sta nel rispetto delle regole fondamentali dei sistemi giuridici civili, sta nel rispetto delle regole per l’ingresso e il soggiorno, ma in ferma censura verso posizioni xenofobe contrarie ad ogni principio giuridico moderno.

Di qui l’accusa che “è stato trasformato il mare nostrum in mare mostrum”.

Dalla Commissione europea sono pervenute censure sull’operato dell’Italia, secondo le quali questa dovrebbe coordinare meglio le politiche sull’immigrazione e dei richiedenti asilo.

Anche l’alto commissario dell’O.N.U. per i rifugiati ha precisato che i respingimenti dei migranti violano i diritti umani.

Il lavoratore, in quanto uomo, merita sempre rispetto, anche se irregolare: con il dovuto rispetto, esso potrà essere anche processato ed espulso, quando non sia in possesso dei requisiti necessari.

Al centro c’è la persona, che, in quanto essere umano, non può essere oggetto di discriminazioni per la sua pelle, per la regione di provenienza, o per il Dio cui crede.

Chi pensa alle politiche dell’immigrazione deve considerare che gli immigrati, nella nostra società e nell’attuale sistema economico, rappresentano un supporto di cui la società ha bisogno; non considerare ciò significa non conoscere la nostra storia.

Il nostro popolo fatto di lavoratori, ha conosciuto la condizione di emigrante e purtroppo non ha esportato solo manodopera !

Un eclettismo culturale, assunto spesso acriticamente, favorisce un cedimento ad un relativismo che non aiuta il vero dialogo interculturale.

Sarebbe necessario un ripensamento sul reato di clandestinità, per le conseguenze negative e paradossali che pone in essere per tanti stranieri e le loro famiglie, e una maggiore attenzione al destino di chi è respinto, nonché un maggiore e fattivo impegno da parte delle istituzioni comunitarie su tale problema.

J. Kennedy, ammoniva: “le leggi sull’immigrazione dovrebbero essere generose, dovrebbero essere eque, dovrebbero essere flessibili, con leggi siffatte potremo guardare al mondo, e al nostro passato con le mani pulite e la coscienza tranquilla”.

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