mercoledì 13 gennaio 2010

“ROSARNO DEVE RESTARE NOSTRA” 17 ARRESTI TRA IL CLAN CHE COMANDA SULLA CITTÀ

Dal Quotidiano Il Fatto Quotidiano
del 13 gennaio 2010

di Enrico Fierro
(Giornalista)


Rosarno è nostro e deve essere per sempre nostro. Sennò non è di nessuno”. Con parole chiare, più chiare di un saggio sulla Calabria e sulla mafia, Umberto Bellocco spiega chi comanda nella città dove è vietato esporre striscioni contro la 'ndrangheta. Perché qui, in questa Repubblica dei boss, il potere non è dello Stato e delle sue leggi. Comandano loro: i Bellocco e i Pesce. Da sempre. Umberto all'alba di ieri è finito in galera insieme ad altre quindici persone, con la mamma, il padre e un altro fratello. L'inchiesta della Procura di Reggio Calabria, “Vento del Nord”, ci illumina sulla ricchezza, sul potere, sulle regole e le gerarchie, sulla cultura e sulla enorme capacità di controllo del territorio della sua famiglia, a Rosarno ma anche nei Palazzi di Giustizia a Reggio. Lo racconta il colloquio in carcere tra il figlio di un mafioso e il padre. “L'avvocato deve parlare con un suo amico per spiegargli la situazione in cui si è venuto a trovare Rocco. L'amico è un giudice. La stessa sera che sono andato allo studio, i due (l'avvocato e il giudice, ndr) dovevano andare a cenare insieme per parlarne. L'avvocato aveva telefonato davanti a me, ma non sappiamo come è andata a finire”. Questa parte dell'inchiesta è finita ai giudici di Catanzaro, gli stessi che stanno indagando sulla bomba alla Procura generale per chiarire se davvero qualche toga ha stretto patti scellerati con i boss.

Un equivoco rischia di compromettere la storica alleanza con i Pesce, l'altro “casato” della 'ndrangheta di Rosarno. Bisogna correre ai ripari ed essere decisi. “Con i Pesce c'erano degli accordi, bisogna arrivare ad un chiarimento”. Carmelo Bellocco, 55 anni, da Granarolo, dove è affidato ai servizi sociali, continua a dirigere gli affari della famiglia. Ai figli fa un discorso chiarissimo: “Andate a parlare con Ciccio 'u testuni (Francesco Pesce, reggente della cosca) per un chiarimento. Perché se è così sono cazzi di tutti”. Insomma se scoppia una guerra a Rosarno “i problemi saranno di tutti”. Dei mafiosi e della brava, anche di quelli che hanno impedito alle ragazze del liceo di dire il loro no alla mafia. E se guerra sarà non bisognerà risparmiare nessuno. Perché “noi siamo forti, possiamo uccidere anche cento persone al giorno”. Dispongono di arsenali i Bellocco, di bunker sotterranei per nascondersi. Sono pronti a tutto e senza pietà per i nemici. “Una volta che partiamo partiamo tutti, una volta che siamo inguaiati ci inguaiamo tutti. Dopo o loro o noi, vediamo chi vince la guerra. Dopo pure ai minorenni”. Maria Teresa D'Agostino è la moglie di Carmelo Bellocco. E' una donna di 'ndrangheta, un capo vero. Il marito cerca di calmarla. Lei è spietata. “Bisogna colpire anche le donne, pari pari, a chi ha colpa e a chi non ha colpa, non mi interessa niente...'e fimmine”. Anche Umberto, il figlio, ha dei dubbi: “Le fimmine no”. La madre li zittisce: “Non mi interessa: pari pari”.

Questo è il tallone di ferro che schiaccia Rosarno, lembo d'Italia, questa è la mafia che ha fatto quello che la Lega, Maroni, le Bossi-Fini non sono riuscite a fare: cacciare i negri. In una notte sola, caricarli sugli autobus e spingerli fuori dalla Repubblica dei boss. Dove Carmelo Bellocco non deve temere fastidi quando, anche grazie ai prestanome, la sua famiglia acquista supermarket, pompe di benzina, agenzie di viaggio e imprese. “Rosarno è quello che è, la Calabria è quello che è, ognuno ci conosce bene. Lo sa tutto il mondo”. Nella “famiglia” i ruoli sono ben definiti. A Domenico Bellocco, trent'anni, il padre ha affidato il compito di gestire il ramo imprenditoriale . “Io i soldi mica li tengo a casa – dice il giovane imprenditore-mafioso – io li riciclo, li reinvesto”. Di ammazzatine e altro non si deve interessare. E quando si tratta di dare una lezione a un nemico impone alla moglie di “non mandare Micu, altrimenti si guasta l'immagine come imprenditore. Io devo guardare anche a queste cose”. Dare lezioni tocca a Ciccio, Francesco, l'altro figlio al tempo in carcere. Che se c'era lui “a quello l'avrei fatto menare, l'avrei fatto spaccare di palate da mandarlo in ospedale per due mesi”. Quando i Bellocco sono interessati all'acquisto di un terreno (5mila metri appena), Carmelo convoca uno dei figli per spiegargli come deve regolarsi con i proprietari: “Papà vi vuole bene, vi rispetta, tra noi c'è sempre stato rispetto, ma questa terra non ti devi sognare di venderla a nessuno perché interessa a noi. Se vedi che si annaca (che resiste, ndr) gli devi dire che ha detto mio padre che ti ammazza a te, a tuo fratello e a tuo papà”. Hanno potere di vita e di morte su tutti i Bellocco, e forse ha ragione il boss Carmelo, quando dice che “se volete sapere chi sono i Bellocco basta fare un clic sul computer”. La mafia e Google. Carmelo Bellocco era a Granarolo, affidato ai servizi sociali, e, dal paese patria del parmigiano, dirigeva la cosca affidando la leva del comando a Rosarno e nella Piana alle giovani generazioni di mafia. Ora è in galera. Ma i Bellocco a Rosarno comandano sempre.

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